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Mauro
Bulgarelli
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Due
ex militanti delle Brigate Rosse, Rita Algranati e
Maurizio Falessi, espulsi dall'Algeria, arrestati
in Egitto e rispediti in Italia. Cesare Battisti
imprigionato in Francia e minacciato da una nuova
domanda d'estradizione. Alessandro Casimirri
esiliato in Nicaragua é stato, anche lui,
raggiunto da una richiesta d'estradizione.
C'è una volontà del governo italiano
di "recuperare" tutti gli ex-militanti dell'estrema
sinistra sopravissuti agli "anni di piombo" che
hanno trovato rifugio nell'esilio?
Perché adesso?
"In
Italia, purtroppo, non è stato fatto alcun
passo avanti, in questi anni, per avviare un
processo serio di ripensamento su ciò che
hanno significato gli anni settanta; è una
stagione, quella che aveva generato la lotta
armata, che per quanto storicamente chiusa,
continua a sopravvivere come un fantasma, come un
gigantesco rimosso che ingombra e inquina il nostro
presente. Ciò accade perché
nessun governo ha avuto il coraggio di mettere in
campo una soluzione politica che decretasse la fine
di quell'epoca, che fu caratterizzata, giova
ricordarlo sempre, oltre che da una guerra
sanguinosa, da un vero e proprio stravolgimento
dello stato di diritto sotto la spinta
dell'emergenza.
Una guerra finisce, ha detto qualcuno, quando i
prigionieri tornano a casa. Io aggiungo che il
primo passo è avere la forza, da parte dello
Stato, di riconoscere che migliaia di giovani
furono colpiti in quegli anni da sanzioni abnormi
comminate dai tribunali speciali e che dunque le
pene che furono loro inflitte vanno riconsiderate
alla luce di una situazione storica completamente
diversa, come quella attuale. Vanno sanate, in
sostanza, quelle anomalie giuridiche, altrimenti la
vittoria dello Stato rimarrà sempre in
sospeso. L'attuale governo, invece, mostra di
volersi muovere in una direzione opposta, come si
evince dallo stillicidio di richieste di
estradizione che hanno colpito numerosi esuli da
molti anni rifugiatisi
all'estero."
Riferendosi
alla nuova domanda d'estradizione contro Battisti,
il ministro della giustizia italiano, Castelli, ha
ammesso che esistono "trattative" con la Francia.
Quali possono essere i termini di un tale
patteggiamento? In cambio di quale vantaggio la
Francia potrebbe disonorare la promessa fatta nel
1985 che garantiva il diritto d'asilo agli esiliati
politici italiani?
"Non
conosco la natura dei nuovi accordi che
intercorrerebbero tra il ministro della giustizia
francese e quello italiano in materia di
estradizione e, a tale proposito, ho presentato
un'interrogazione parlamentare per conoscerne il
contenuto, ma non credo, tuttavia, che tale
orientamento sia addebitabile soltanto alla
rozzezza del nostro ministro della giustizia o al
tentativo di questo esecutivo di mascherare la
propria debolezza e inettitudine attraverso uno
sfoggio repressivo di muscoli. Mi sembra piuttosto
che la "nuova" Europa stia nascendo anche
attraverso il varo di nuove politiche disciplinari
che, in materia di sicurezza, riesumano da un lato
lo spettro terroristico e dall'altro quello del
deviante. Sotto questo profilo, la situazione nei
Paesi Baschi è esemplificativa - lì
si assiste a un vero e proprio stravolgimento del
diritto penale - ma anche in Italia e in Francia
assistiamo al varo di numerose leggi liberticide.
Per quanto riguarda il nostro paese, queste
testimoniano che dalla cultura dell'emergenza non
si è mai usciti e che anzi essa si va
facendo sempre più sofisticata. In questo
contesto, il "recupero", adesso, di tanti militanti
sopravvissuti agli anni di piombo è
perfettamente funzionale, perché la
condizione di "esiliato", per quanto precaria e
dolorosa per chi la subisce, non si presta ad
essere sussunta nelle nuove strategie di controllo
biopolitico che si stanno
sperimentando."
Che
cosa impedisce che l'Italia volti la pagina degli
anni di piombo? Perche non c'é mai stata una
volontà reale di affermare la
necessità di una soluzione politica?
Perché alcun governo di sinistra come di
destra non ha mai osato proporre
un'amnistia?
"Beh,
io penso in primo luogo che nessuno di essi abbia
avuto l'autorevolezza "morale" per poterlo fare: la
vittoria dello Stato è stata essenzialmente
"militare", giacchè le disuguaglianze, gli
arbitrii e le trame della prima repubblica, contro
i quali si sono battuti i movimenti degli anni
settanta, hanno traslocato - senza essere risolti -
nella seconda. Permane un deficit pauroso di
legittimità a governare il paese che fa
avvertire ai governanti di oggi qualunque atto di
clemenza come un'implicita ammissione della propria
debolezza. In secondo luogo c'è un problema
di inadeguatezza della classe politica: in Italia
non c'è stato un Mitterand, una
personalità, cioè, in grado di
mettere in campo quel mix di lungimiranza politica,
di astuzia istituzionale e di realismo pragmatista
che sarebbe necessario a uno Stato per incarnare il
ruolo di "potente benevolente", precondizione per
rivendicare lo status di vincitore reale. Infine,
permane in Italia una cultura giustizialista,
assolutamente trasversale rispetto agli
schieramenti politici, che impedisce di prendere in
considerazione gli esiti dei conflitti sociali al
di fuori delle aule giudiziarie. E' proprio per
mettere finalmente in discussione questo impianto,
e le sue influenze nefaste, che una battaglia per
l'amnistia gioverebbe al paese nel suo complesso.
Ed è quanto, nonostante le
difficoltà, proveremo a
fare."
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