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Italia: "Bisogna battersi per l'amnistia!"
Mauro Bulgarelli, deputato italiano dei Verdi, intervista

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Di Enrico Porsia

Mercoledì 25 febbraio 2004


Mauro Bulgarelli

Due ex militanti delle Brigate Rosse, Rita Algranati e Maurizio Falessi, espulsi dall'Algeria, arrestati in Egitto e rispediti in Italia. Cesare Battisti imprigionato in Francia e minacciato da una nuova domanda d'estradizione. Alessandro Casimirri esiliato in Nicaragua é stato, anche lui, raggiunto da una richiesta d'estradizione. C'è una volontà del governo italiano di "recuperare" tutti gli ex-militanti dell'estrema sinistra sopravissuti agli "anni di piombo" che hanno trovato rifugio nell'esilio?
Perché adesso?

"In Italia, purtroppo, non è stato fatto alcun passo avanti, in questi anni, per avviare un processo serio di ripensamento su ciò che hanno significato gli anni settanta; è una stagione, quella che aveva generato la lotta armata, che per quanto storicamente chiusa, continua a sopravvivere come un fantasma, come un gigantesco rimosso che ingombra e inquina il nostro presente. Ciò accade perché nessun governo ha avuto il coraggio di mettere in campo una soluzione politica che decretasse la fine di quell'epoca, che fu caratterizzata, giova ricordarlo sempre, oltre che da una guerra sanguinosa, da un vero e proprio stravolgimento dello stato di diritto sotto la spinta dell'emergenza.
Una guerra finisce, ha detto qualcuno, quando i prigionieri tornano a casa. Io aggiungo che il primo passo è avere la forza, da parte dello Stato, di riconoscere che migliaia di giovani furono colpiti in quegli anni da sanzioni abnormi comminate dai tribunali speciali e che dunque le pene che furono loro inflitte vanno riconsiderate alla luce di una situazione storica completamente diversa, come quella attuale. Vanno sanate, in sostanza, quelle anomalie giuridiche, altrimenti la vittoria dello Stato rimarrà sempre in sospeso. L'attuale governo, invece, mostra di volersi muovere in una direzione opposta, come si evince dallo stillicidio di richieste di estradizione che hanno colpito numerosi esuli da molti anni rifugiatisi all'estero."

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Riferendosi alla nuova domanda d'estradizione contro Battisti, il ministro della giustizia italiano, Castelli, ha ammesso che esistono "trattative" con la Francia. Quali possono essere i termini di un tale patteggiamento? In cambio di quale vantaggio la Francia potrebbe disonorare la promessa fatta nel 1985 che garantiva il diritto d'asilo agli esiliati politici italiani?

"Non conosco la natura dei nuovi accordi che intercorrerebbero tra il ministro della giustizia francese e quello italiano in materia di estradizione e, a tale proposito, ho presentato un'interrogazione parlamentare per conoscerne il contenuto, ma non credo, tuttavia, che tale orientamento sia addebitabile soltanto alla rozzezza del nostro ministro della giustizia o al tentativo di questo esecutivo di mascherare la propria debolezza e inettitudine attraverso uno sfoggio repressivo di muscoli. Mi sembra piuttosto che la "nuova" Europa stia nascendo anche attraverso il varo di nuove politiche disciplinari che, in materia di sicurezza, riesumano da un lato lo spettro terroristico e dall'altro quello del deviante. Sotto questo profilo, la situazione nei Paesi Baschi è esemplificativa - lì si assiste a un vero e proprio stravolgimento del diritto penale - ma anche in Italia e in Francia assistiamo al varo di numerose leggi liberticide. Per quanto riguarda il nostro paese, queste testimoniano che dalla cultura dell'emergenza non si è mai usciti e che anzi essa si va facendo sempre più sofisticata. In questo contesto, il "recupero", adesso, di tanti militanti sopravvissuti agli anni di piombo è perfettamente funzionale, perché la condizione di "esiliato", per quanto precaria e dolorosa per chi la subisce, non si presta ad essere sussunta nelle nuove strategie di controllo biopolitico che si stanno sperimentando."

Che cosa impedisce che l'Italia volti la pagina degli anni di piombo? Perche non c'é mai stata una volontà reale di affermare la necessità di una soluzione politica? Perché alcun governo di sinistra come di destra non ha mai osato proporre un'amnistia?

"Beh, io penso in primo luogo che nessuno di essi abbia avuto l'autorevolezza "morale" per poterlo fare: la vittoria dello Stato è stata essenzialmente "militare", giacchè le disuguaglianze, gli arbitrii e le trame della prima repubblica, contro i quali si sono battuti i movimenti degli anni settanta, hanno traslocato - senza essere risolti - nella seconda. Permane un deficit pauroso di legittimità a governare il paese che fa avvertire ai governanti di oggi qualunque atto di clemenza come un'implicita ammissione della propria debolezza. In secondo luogo c'è un problema di inadeguatezza della classe politica: in Italia non c'è stato un Mitterand, una personalità, cioè, in grado di mettere in campo quel mix di lungimiranza politica, di astuzia istituzionale e di realismo pragmatista che sarebbe necessario a uno Stato per incarnare il ruolo di "potente benevolente", precondizione per rivendicare lo status di vincitore reale. Infine, permane in Italia una cultura giustizialista, assolutamente trasversale rispetto agli schieramenti politici, che impedisce di prendere in considerazione gli esiti dei conflitti sociali al di fuori delle aule giudiziarie. E' proprio per mettere finalmente in discussione questo impianto, e le sue influenze nefaste, che una battaglia per l'amnistia gioverebbe al paese nel suo complesso. Ed è quanto, nonostante le difficoltà, proveremo a fare."

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