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Brigate Rosse: l'Italia ha paura del passato
Editoriale di Enrico Porsia, direttore della redazione

Martedi 25 maggio 1999

(Version française)

Le « Brigate Rosse » hanno colpito in Italia.

Hanno ucciso Massimo D'Antona. Il paese, trasformato in portaerei della Nato, si è svegliato con una paura dimenticata, la paura degli anni di piombo.

Questa nuova apparizione delle Brigate Rosse non può essere l'opera dell'organizzazione che agiva una ventina di anni fa, di cui io fui militante.

Tuttavia, queste nuove BR ne rivendicano la pratica e ne assumono l'identità.

Come è possibile, a tanti anni di distanza, e in un contesto sociale così differente?

Come è possibile, che in Italia esistano ancora uomini che credono di potere fare la rivoluzione togliendo la vita a dei "bersagli simbolici"?

Come è possibile, che esista ancora chi crede al tirannicidio in una società che funziona "in rete?"

Amnistia!

L'Italia non ha mai avuto il coraggio di guardare in faccia la sua storia.

L' "amnistia di circostanza" concessa alla fine della guerra e in fretta, ai fascisti per esorcizzare vent'anni di regime, ha voluto celare le responsabilità ed ha permesso di creare il mito di una Repubblica nata dalla Resistenza.

Per gli anni di piombo, lo Stato ha rifiutato ogni una soluzione politica. Il fatto che nessun governo abbia avuto la volontà di voltare pagina formalizzando un atto politico forte, una vera amnistia con il valore di firma di pace civile, ha avuto come conseguenza di non avere mai chiuso il capitolo di una guerra civile larvata che ha scosso la penisola per più di dieci anni.

Erano anche gli anni delle stragi di Stato, dei golpe fascisti mancati e della loggia P2...

Amnesia. Piuttosto che affrontare il proprio passato, l'Italia ha preferito sfuggirgli...

Quanto a noi, facciamo quotidianamente Amnistia!

EP


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